Piracy Shield: cos’è e come funziona la piattaforma anti-pirateria

Scritto da: Barbara Bracci Aggiornato il: 26/01/2024

Il dilagante fenomeno della pirateria ha un nuovo nemico: si chiama Piracy Shield e si tratta di una piattaforma nazionale in grado di oscurare in poco tempo tutti quei siti che trasmettono contenuti in streaming senza possederne i diritti e l’autorizzazione, con un particolare riferimento ai programmi di tipo sportivo.

Piracy Shield si muove in attuazione della legge antipirateria n.93 del 2023, nota anche come “Legge anti-pezzotto”, entrata ufficialmente in vigore l’8 agosto dello scorso anno per prevenire e contrastare con forza le divulgazioni illegali di contenuti via streaming. Con “pezzotto” si intende infatti un decoder illegale per accedere alla programmazione delle tv e dei canali in streaming, come Dazn, Netflix e Sky.

Piracy Shield è una piattaforma sviluppata e fornita dalla Lega Serie A, e viene messa a disposizione degli operatori della Rete e di Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per bloccare la diffusione non autorizzata di contenuti coperti da copyright.

Piracy Shield: dal test all’operatività

Piracy Shield, dopo la fase di rodaggio del dicembre scorso, è pronta per il debutto ufficiale, programmato entro la fine di gennaio.

La fase di testing

La piattaforma ha iniziato ad essere attiva già il 7 dicembre scorso, quando i manuali sono stati messi a disposizione sia dei provider che di coloro che segnalano eventuali fenomeni di streaming abusivo. Si è trattato dunque di una vera e propria fase di sperimentazione e testing, e già il 20 dicembre l’Aiip (Associazione Italiana Internet Provider) aveva oscurato alcuni contenuti divulgati in modo illecito, grazie anche alla collaborazione di ben 60 associazioni attive nel settore delle telecomunicazioni.

Come funziona Piracy Shield

Il via ufficiale e la piena operatività di Piracy Shield è in programma per il 31 gennaio: da allora il blocco dei contenuti illegalmente diffusi, a seguito di una segnalazione, avverrà nell’arco di mezz’ora.

A segnalare la presenza di una divulgazione non autorizzata saranno in particolar modo le piattaforme titolari dei diritti di Serie A e di altri campionati, ma, in linea generale, anche tutti quei siti che trasmettono in modo legale altri tipi di contenuti: il tutto avverrà a seguito di regolare autenticazione al sistema tramite riconoscimento SPID, e per mezzo di VPN.

Il meccanismo operativo prevede che le piattaforme possano caricare tutti gli indirizzi IP o gli FQDN (i domini non ambigui) che fanno capo ai soggetti “incriminati”: l’upload renderà così noto agli operatori di Rete i recapiti telematici dei pirati informatici, i cui siti, in non più di trenta minuti, saranno definitivamente oscurati. L’aggiornamento della lista dei siti segnalati avviene ogni 2 minuti al massimo, ma esiste anche una “lista bianca” o “white list” corrispondente a segnalazioni non andate a buon fine: in questo caso si può richiedere lo sblocco.

Il funzionamento della piattaforma: un esempio

Sky Sport, che detiene i diritti per la trasmissione della Serie A TIM, si connette all’interfaccia di Piracy Shield e inserisce in lista il sito “x”, che trasmette segnali illegali rispetto a questo contenuto. Gli operatori, a seguito di verifica, oscurano il sito “x” nel giro di mezz’ora. Se la segnalazione è impropria, il sito “x” viene inserito nella white list.

Chi gestisce le segnalazioni dei siti pirati?

La segnalazione ricevuta da Piracy Shield, con tanto di prove dei fatti (ad esempio un video o uno screenshot) verrà inoltrata al provider o al gestore del servizio telematico, che dovrà eliminare la trasmissione illegale nell’arco di trenta minuti.

Tra gli aspetti del servizio più complessi da gestire rientrano eventuali appelli o modifiche di segnalazioni sbagliate, ma anche le norme di accesso al CMS e la questione “autorizzazioni“. Va inoltre tenuto conto che esistono anche degli indirizzi IP dinamici, i quali possono essere riassegnati ad altri domini e attività lecite. Cosa succede in questi casi? Solo la piena operatività del sistema sarà in grado di far luce su questi aspetti, caso dopo caso.

L’utilità di una piattaforma anti-pirateria

La stretta istituzionale verso la sicurezza telematica con Piracy Shield apre le porte a uno degli ambiti più performanti dell’intrattenimento digitale, ovvero quello dello streaming, in particolare di contenuti sportivi. È infatti in quest’ultimo comparto, oltre che in quello del cinema e delle serie TV, che avviene la maggior parte degli illeciti. Si pensi che alla fine del 2022 sono stati identificati almeno 900 mila pirati informatici e il 70 per cento delle trasmissioni non legali di match e partite in streaming è stato oscurato e bloccato.

Nel campo dell’entertainment online così come ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato), si sta battendo per favorire la legalità delle piattaforme di betting online, dai siti scommesse Serie A ai siti scommesse sullo sport in generale, così AGCOM si sta attivando per il fenomeno parallelo – e in qualche modo connesso – delle trasmissioni di partite e campionati senza il possesso dei relativi diritti.

Il quadro normativo: la legge "anti pezzotto"

La legge “anti pezzotto” dell’8 agosto 2023 è il riferimento normativo entro cui si muove la piattaforma Piracy Shield. I ladri e i furbetti del segnale, secondo le disposizioni, possono essere puniti penalmente con la reclusione fino a 3 anni, ma anche gli utenti consumatori possono essere multati con sanzioni pecuniarie fino a 5 mila euro. La collaborazione con provider, operatori e motori di ricerca amplifica dunque il contrasto a un fenomeno aumentato del 180 per cento dal 2017 al 2022.

Come è nata Piracy Shield

La piattaforma anti-pirateria di cui tanto si parla in questi giorni è nata dopo che il pacchetto governativo di disposizioni a favore della sicurezza noto come “decreto Caivano” ha visto la luce a metà novembre dello scorso anno. Anche in vista del rinnovo dei diritti di trasmissione da parte della Lega Serie A per il triennio 2024-2027, si è dunque velocizzato l’iter di sviluppo e implementazione di Piracy Shield.

Ad occuparsi dello sviluppo della piattaforma è stata una startup romana di nome SP Tech nata nel 2020, che a sua volta fa capo all’affermato studio legale Previti.

Quanto costerà Piracy Shield?

Ma quali sono i costi per il sostentamento della piattaforma anti-pirateria? La spesa prevista da AGCOM per adeguare i servizi cloud e per il mantenimento di Piracy Shield ammonta a 250 mila euro, ma vanno considerati anche i compensi degli addetti ai lavori ed altre voci tecniche, che fanno salire le previsioni di spesa a 650mila euro.

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