Ludopatia, dai soggetti a rischio ai test per l'autovalutazione

Scritto da: Barbara Bracci Aggiornato il: 07/03/2024
test autovalutazione

Il gioco d’azzardo è riconosciuto come un’attività legale in Italia, regolata da ADM, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ex AAMS) per conto dello Stato.

L’aumento del fenomeno del gioco, se si considerano le stime ufficiali, ha visto un picco negli ultimi anni, soprattutto dal 2019 in poi e durante la pandemia, con una particolare crescita delle attività autorizzate online.

I dati di fine 2023, provenienti dagli operatori con licenza ADM, parlano di una spesa pari a 150 miliardi, ovvero 14 miliardi in più del 2022. A ciò deve sommarsi tutto l’indotto proveniente dal gioco illegale, che lo Stato sta cercando di arginare con apposite leggi e provvedimenti, al fine di tutelare la filiera, le stesse casse dell’Erario e, soprattutto, i soggetti deboli, ovvero coloro che sono predisposti al rischio di sviluppare una ludopatia.

Prima di vedere nel merito quali sono le modalità di riconoscimento e intervento sulla ludopatia promosse dalle istituzioni e dalle aziende del comparto, è importante chiarire un aspetto fondamentale: la dipendenza dal gioco può insinuarsi anche nelle attività svolte su canali autorizzati. L’aumento del gioco illegale in ogni caso, evitando ogni tipo di tutela verso i minori e i soggetti deboli, facilita l’incremento di tale fenomeno.

Il profilo del giocatore d'azzardo e i soggetti a rischio

 

Il gioco autorizzato in Italia è consentito solo ai maggioreni. Se ci concentra dunque soltanto sui soggetti con più di 18 anni – gli unici che hanno accesso a sale fisiche e canali online – sono due le fasce di età più interessate al fenomeno del gioco: i giovani maggiorenni fino a 19 anni, con una spesa settimanale di circa 5 euro e gli over 65, prevalentemente uomini e residenti nel Sud Italia. Gratta e vinci e Lotto sono i giochi più diffusi e popolari e il 13 per cento spende anche più di 10 euro settimanali.

 

Lombardia, Campania, Lazio, Emilia Romagna sono in media, guardando ai dati dal 2020 in poi, tra le regioni più inclini al gioco, con particolare rilevanza di giochi di carte e abilità, slot e videolottery, giochi numerici a totalizzatore, Bingo, oltre alle già menzionate lotterie tipo Lotto e Superenalotto, ora approdate anche nelle versioni online.

 

Poste queste premesse, che tracciano una sorta di identikit su categorie sociologiche degli utenti più predisposti alla spesa nel gioco, vediamo quali sono, tra questi, i soggetti più a rischio di sviluppare una ludopatia, ovvero una sindrome di dipendenza dal gioco d’azzardo.

 

Uno studio dell’Osservatorio sul Gioco d’Azzardo rileva come il 31 per cento degli uomini e il 21 per cento delle donne siano più predisposti alla ludopatia, con una diffusione del fenomeno del 28 per cento al Sud e del 25 per cento nelle regioni italiane del Nord-Ovest.

I giovani giocatori utilizzano di più i canali online, mentre gli utenti appartenenti alla categoria “Silver Age“, ovvero gli over 65, prediligono le tabaccherie e le sedi terrestri di raccolta del gioco e delle scommesse.

 

Cos’è la ludopatia e come riconoscerla

Si è parlato finora di ludopatia, cioè di una tendenza al gioco che si traduce in una vera e propria dipendenza, al pari di altre dipendenze connesse all’abuso di prodotti legali, come l’alcool o le sigarette/tabacco.

Ma, come è noto, per poter affrontare un problema e risolverlo, è prima necessario definirlo, nominarlo, comprenderlo e analizzarlo. Non sempre il soggetto a rischio o già affetto da ludopatia è in grado di riconoscere il disagio e la problematica: per questo motivo la conoscenza dell’argomento è fondamentale per tutti, dai familiari agli amici, ai colleghi. Questi ultimi saranno così in grado di intervenire e/o di contattare gli appositi centri di supporto, anche direttamente sul territorio.

I primi campanelli di allarme

I segnali più evidenti della ludopatia sono comportamentali e psicologici, e includono:

I fattori di rischio della ludopatia

Anche se si tratta di un disturbo comportamentale complesso, la ludopatia, identificata anche come GDA (Disturbo da Gioco d’Azzardo) e di recente inserita nel “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” può avere dei fattori scatenanti:

carte da gioco

Procedere per step: i test di autovalutazione

Nel caso in cui il soggetto stesso sia consapevole di una certa predisposizione “viziata” al gioco, è possibile effettuare dei test di autovalutazione. I test in questione possono dunque essere autosomministrati, anche se le vere e proprie diagnosi vengono effettuate dagli specialisti negli appositi centri territoriali.

Esistono vari tipi di test, alcuni dei quali messi a punto da studiosi del settore, come ad esempio il CPGI- Canadian Problem Gambling Index (Ferris & Wynne 2001) o il The South Oaks Gambling Screen (Lesieur H.R., Blume S.B, 1987). Basta effettuare una ricerca online, compilare il questionario e consultare le risposte.

Anche alcuni operatori con licenza ADM, come ad esempio Sisal e SNAI, offrono ai visitatori delle proprie piattaforme dei “quiz” o meglio, dei questionari, per valutare che tipo di giocatore si è. Si ricorda a questo proposito che i concessionari autorizzati hanno tra i propri compiti quello di diffondere la cultura del gioco sano e responsabile, la quale include anche e soprattutto il contrasto alla ludopatia in forma preventiva.

Il contenuto dei test di autovalutazione consiste in delle domande dirette al soggetto, alle quali lo stesso è invitato a rispondere con la massima sincerità, proprio ai fini della rilevanza e della chiarezza diagnostica.

Soggetti a rischio: come affrontare il problema

Nel caso in cui il profilo risultante dal test sia associato a un comportamento a rischio, esistono diversi modi di intervenire per contenere la situazione e arginarla per tempo.

1 – L’autoesclusione dal gioco

Uno di questi è l’autoesclusione dal gioco per un periodo prefissato (30, 60 o 90 giorni), oppure a tempo indeterminato.

Durante questo periodo il giocatore è impossibilitato ad aprire conti di gioco e a effettuare giochi/scommesse presso le piattaforme dei concessionari. Il periodo di autoesclusione a tempo indeterminato può essere revocato dopo 6 mesi, mentre decade in automatico alla scadenza nel caso di autoesclusione a tempo determinato. L’attivazione e la revoca possono avenire tramite SPID e dal portale ufficiale di ADM, all’apposita sezione.

2 – La rete dei servizi sul territorio

Oltre all’autoesclusione dal gioco, che comunque presuppone un certo autocontrollo, vi sono altri modi per contrastare il peggioramento di una ludopatia in atto.

A livello territoriale vengono predisposti degli appositi servizi ambulatoriali per le Dipendenze. Questi possono essere pubblici oppure privati e accreditati (SERD/SMI) e sono completamente gratuiti. Contattando i SERD/SMI si possono ottenere informazioni e consulenze specifiche e qualificate: basta accedere tramite impegnativa del proprio medico curante, telefonando oppure scrivendo una mail al recapito fornito.

All’interno dei SERD e degli SMI lavorano delle equipe di assistenti sociali, di psicologi e di medici, che individuano il tipo di gravità del problema, proponendo le relative soluzioni. I percorsi di cura possono essere individuali oppure basati sulla partecipazione a sedute di gruppo di mutuo-auto aiuto.

Il numero verde contro la ludopatia

Per avere informazioni di orientamento, è possibile contattare il numero verde  800 558822. 

Si tratta del Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al Gioco d’Azzardo (TVNGA), e viene messo a disposizione dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con la finalità di fornire delle indicazioni di orientamento verso le singole strutture territoriali più vicine al soggetto.

Il numero può essere contattato dal diretto interessato, ma anche dai familiari e dalle persone vicine che ne ravvedano la necessità e l’urgenza.

Tutte le strutture di cui si è parlato sono pienamente rispettose della privacy e della riservatezza del soggetto che vi si rivolge: la finalità ultima è infatti quella di portare avanti un percorso di guarigione e, soprattutto, di evitare che il problema possa compromettere in modo irreversibile la vita della persona stessa e dei familiari.

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