Il primo videogioco della storia

Scritto da: Barbara Bracci Aggiornato il: 27/02/2024
Primo videogioco della storia

I videogiochi hanno ormai una vita abbastanza lunga da poter suscitare una domanda nei più curiosi e nei semplici appassionati: qual è il primo videogame della storia?

Come per ogni primato che si rispetti, si apre anche in questo caso la lotta per il titolo, a colpi di confronti tra gli studiosi e i ricercatori in materia.

La definizione del termine "videogioco"

Per poter dare una risposta, prima di tutto è necessario dare una definizione il più possibile esaustiva della parola “videogioco”, visto che ad oggi i videogame sono presenti sul mercato in numerose varianti.

Secondo il dizionario Garzanti, si tratta di “un gioco su base informatica, con effetti visivi e sonori, a cui possono partecipare uno o più utenti giocando per mezzo di PC o di apposite postazioni” mentre per quello di Repubblica è “un gioco elettronico per uno o più giocatori, costituito da programmi memorizzati e da un terminale video, che permette di simulare situazioni reali, come competizioni sportive o immaginarie, sulle quali si interviene agendo su tastiera o joystick”

Se si sintetizzano le definizioni, tutte convergono su un punto: parliamo di un gioco fondato sulla tecnologia informatica, funzionante per mezzo di un programma (il software, in poche parole) e utilizzabile tramite un dispositivo hardware.

Partendo da questa definizione, dunque, si può andare piuttosto indietro nel tempo a ricercare il primo videogame della storia in assoluto.

1949: nasce la dama da PC

Se la gran parte degli studiosi concorda nell’individuare come primo videogioco di tutti i tempi un titolo – che più avanti sveleremo – risalente ai primi anni Cinquanta, altre ricerche fanno slittare indietro questa data di qualche anno, e più precisamente al 1949.

Fu in quell’anno che, come riporta la rivista Focus, Christopher Strachey, di professione ricercatore presso l’Università di Cambridge nonché esperto di tecnologie radar, insieme all’amico Alan Turing e ad altri colleghi, ideò un prototipo di computer in grado di tenere in memoria un software e di permettere la sua esecuzione. L’esperimento prese il nome di Mark I, e il primo programma eseguibile sul PC fu proprio un gioco: la dama.

Si può quindi affermare con certezza che il primo vero videogame che si ricordi fu una dama, la cui scacchiera era mostrata sullo schermo di un televisore a tubo catodico. Le partite di questo prototipo di dama in versione videogioco avevano come avversario proprio l’elaboratore, che riceveva gli impulsi delle mosse del giocatore da una sorta di macchina da scrivere collegata all’apparecchio. Pare che la prima dama-videogame della storia avesse anche una certa “intelligenza”, in grado addirittura di deridere lo sfidante inesperto.

pong videogioco

1952: il primo videogioco è un tris di nome Oxo

Solo pochissimi anni più tardi, e con precisione nel 1952, fece il suo ingresso in un settore ancora agli albori quello che ad oggi è considerato comunemente il primo videogioco della storia: il suo nome è Oxo, ma altro non è che un tris, proprio come quelli scritti sui foglietti volanti degli studenti di ognidove, tra una pausa e l’altra dalle lezioni.

L’ideatore di Oxo fu un ricercatore inglese di nome Alexander S. Douglas, che dette vita al progetto in occasione della sua tesi di laurea per il dottorato presso l’Università di Cambridge, non tanto con finalità commerciali, quanto per dimostrare in maniera sperimentale quali fossero le tipologie di interazione tra gli uomini e le macchine.

Oxo: ecco come si giocava

L’apparecchio utilizzato per la sperimentazione del filetto in formato elettronico era un calcolatore di nome EDSAC (acronimo di Electronic Delay Storage Automatic Calculator). Il giocatore poteva interagire con la macchina tramite uno speciale schermo a fosfori verdi. Per scegliere le posizioni veniva utilizzato un disco telefonico, una sorta di griglia che consentiva la selezione di una delle nove caselle, in base alle mosse prescelte. Il disco analogico trasmetteva così i dati al calcolatore, in modo tale da proseguire la partita.

L’informatica apre le porte all’entertainment

Questo prototipo di videogame – così come quelli che seguirono in breve tempo, sebbene rudimentali e poco elaborati dal punto di vista grafico – segnò uno spartiacque epocale nell’industria informatica, ponendo le basi dell’intrattenimento videoludico a disposizione di tutti. Fino ad allora i progressi in campo informatico erano infatti stati appannaggio di cerchie ristrette ed elite di studiosi, soprattutto appartenenti al campo militare, e dunque con altri scopi applicativi.

Tennis for Two e Spacewar: inizia l’era del commercio videoludico

Se il primo videogioco fosse stato un caso isolato, oggi non avremmo una industria così strutturata, innovativa e anche redditizia per le imprese di settore, dove i videogame più giocati al mondo contano milioni di appassionati.

Se oggi i giocatori al mondo sono quasi 4 miliardi, di cui oltre 12 milioni soltanto in Italia, è anche perché dopo “Oxo” lo svilippo del comparto è andato oltre.

Fu infatti a pochi anni di distanza dal primo tris, ed esattamente nel 1958, che lo statunitense William Higinbotham dette vita a una ulteriore dimostrazione di relazione uomo-macchina in formato videogame. Nacque così “Tennis for Two”, un simulatore di una partita di tennis funzionante per mezzo di un oscilloscopio in veste di schermo.

Ancora qualche anno dopo, il 14 febbraio 1962, Steve Russel del MIT programmò “Spacewar!” per il calcolatore PDP1, una sorta di simulatore di volo su delle astronavi, con lo scopo di abbattere quella avversaria. Se oggi il tema spaziale applicato ai videogiochi, con tanto di simulatori iperavveniristici, è tanto popolare e richiesto, è anche grazie a questi esperimenti pionieristici.

“Spacewar!” dette anche il via, qualche anno più tardi, nel 1971, ai primi tentativi di commercializzazione dei videogiochi: l’Università di Standford all’epoca decise di revisionare il software del videogame, e di trasformarlo in un cabinato da distribuire in luoghi di aggregazione, con il titolo di “Galaxy Game“.

Era iniziata l’era di quelli che oggi chiamiamo Arcade Games, anche se il vero business dei videogiochi sarebbe arrivato un anno più tardi, nel 1972, con “Pong”, il primo videogame della cultura di massa che si ricordi.

retro gaming

1972: l’anno di Atari e di Pong

Il 1972 è l’anno della svolta, che piano piano, con le innovazioni tecnologiche e con l’avvento di Internet, condurrà al mondo dei videogiochi così come lo conosciamo oggi: un mercato che genera ogni anno miliardi di dollari in tutto il mondo.

Fu l’ingegnere statunitense Nolan Bushnell a sviluppare “PONG”, una semplificazione elettronica del tennis-tavolo, la quale vedeva coinvolti due giocatori in simultanea che usavano delle palline “quadriformi” e delle barre verticali al posto delle racchette. La messa in funzione del gioco avveniva tramite l’inserimento di monetine: si era di fronte al primo coin-op mai esistito.

Il successo di “PONG” fu praticamente immediato, tanto che la società di Nolan Bushnell e Ted Dabney, Atari, sarebbe diventata un punto di riferimento per gli amanti del genere negli anni 70 e 80. Da allora i videogiochi a tema sportivo sono sempre stati tra i preferiti dei gamers, anche se all’epoca EA SPORTS FC 24, i tornei di eSports o persino le scommesse sugli eSports non erano ancora nell’aria.

Dal cabinato alle console: il resto è storia

Nel 1974 al cabinato venne affiancata una versione domestica di “PONG”. Era nata la prima console, con un collegamento diretto al televisore di casa. “Home Pong” venne ideato da Harold Lee, e la console includeva nel pacchetto due controller. Se oggi l’immagine è basata sui pixel, allora proveniva dalla scansione delle linee trasmesse dal tubo catodico.

Sembra un metodo rudimentale, soprattutto se pensiamo ai vidogames in 3D o alle partite in streaming, eppure è da qui che è partito tutto.

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