Il Catenaccio nel calcio: cos’è, come funziona, chi l’ha inventato

José Mourinho, tra i massimi rappresentanti del catenaccio moderno nel calcio

Dal calcio totale olandese alla rivoluzione di Arrigo Sacchi, passando per il tiki taka spagnolo e il catenaccio: il mondo del calcio è pieno di stili di gioco differenti, più o meno offensivi, che segnano epoche.

Il calcio vive di dogmi e certezze, ma anche innovazioni e cicli: ogni allenatore cerca di portare qualcosa di nuovo al gioco per emergere sulle altre squadre. Nonostante le innovazioni e la ricerca costante del bel gioco, anche oggi resiste il “catenaccio”. Un modo di giocare che ha reso l’Italia grande nel corso degli anni. Ma cosa significa e come funziona?

Il catenaccio nel calcio, significato e cos’è

Il catenaccio è uno stile di gioco nato in Europa negli anni 30 del 1900 caratterizzato da una spiccata vena difensiva. Nonostante si sia evoluto nel corso degli anni, i capisaldi rimangono gli stessi: protezione della difesa, introduzione della figura del “libero”, palleggio lasciato agli avversari e velocità nelle ripartenze e nel contropiede. Il catenaccio ha avuto varianti e applicazioni differenti, ma è un modulo associato principalmente all’Italia.

Catenaccio calcio, tattica e come funziona

A differenza di altri stili di gioco (calcio totale o tiki taka per citarne alcuni), la prerogativa del catenaccio è la fase difensiva. L’obiettivo era impedire all’avversario di segnare, chiudendo gli spazi, puntando su una copertura maggiore degli spazi e lasciando il pallino del gioco all’avversario. In fase offensiva, invece, si puntava sui veloci capovolgimenti di fronte e sul contropiede.

La tattica

Il catenaccio puntava sull’1-3-3-3, introducendo la figura del “libero”, il regista arretrato che aiutava i difensori in fase di marcatura. I due laterali, invece, avevano compiti e funzioni differenti. Uno era più di spinta, l’altro era un ‘tornante’ che doveva dare una mano anche in fase difensiva.

Come funziona

Il modulo di riferimento è l’1-3-3-3. Maggiore copertura centrale e spazi chiusi per le punte avversarie: era questa la prerogativa del catenaccio. Con più uomini in mezzo al campo, le squadre avversarie dovevano sfruttare il campo in orizzontale, permettendo alla difesa di potersi ricompattare e sistemare. Una volta riconquistata la palla, si ripartiva in contropiede per provare a segnare.

L’evoluzione del catenaccio

Dalla sua nascita negli anni 30, il catenaccio ha segnato un’epoca, fronteggiando il calcio offensivo brasiliano fino a dover fare i conti con il calcio totale lanciato da Rinus Michels in Olanda. Nel corso degli anni, lo stile di gioco ha subito modifiche e variazioni ed è utilizzato anche nel calcio moderno, seppur con applicazioni differenti.

Le origini: chi l’ha inventato

Il catenaccio ha avuto l’applicazione massima in Italia, ma è nato in Svizzera ad opera di Karl Rappan. Alla guida del Servette, l’allenatore è riuscito a vincere due campionati. Il suo modo di gioco prevedeva tre difensori (di cui uno era lo stopper), due terzini bloccati e una copertura difensiva che impediva agli avversari di poter attaccare per vie centrali. Con risultati altrettanto positivi, Rappan ha riproposto il catenaccio anche quando è diventato Commissario tecnico della Svizzera e lo ha adottato nei Mondiali del 1938.

Il catenaccio all’Italiana

Negli anni Quaranta, il catenaccio è sbarcato in Italia. A introdurlo è stato Gipo Viani alla Salernitana. Lo stile di gioco prevedeva la variante del “Viadema” e ha permesso alla squadra campana di non sfigurare nelle sfide con le squadre più blasonate del nord Italia. Successivamente, Nereo Rocco lo ha adattato al Padova e alla Triestina, con risultati importanti.

Nel calcio, le partite sono spesso imprevedibili e il catenaccio può rivelarsi una strategia vincente. Tattiche che possono influenzare l’andamento di un incontro e di conseguenza anche le opinioni dei migliori siti scommesse.

L’Inter di Helenio Herrera e il Milan di Nereo Rocco

In Italia, i maggiori riferimenti del Catenaccio negli anni ’50 e ’60 sono il Milan di Nereo Rocco e l’Inter di Helenio Herrera. Tra il 1962 e il 1977, i rossoneri hanno vinto due campionati, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e due Coppe Intercontinentali. I nerazzurri, dal canto loro, hanno conquistato tre campionati, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali tra il 1963 e il 1966.

Il gioco difensivo all’italiana si rivelò vincente contro le squadre europee, segnando un’epoca che definì la “Grande Inter“. Oggi, entrambe le squadre lottano per un posto in finale di Coppa Italia, con l’Inter favorita dai bookmakers AAMS, con quote che vanno da 1.90 a 1.91.

L’Italia sul tetto del mondo

Lo stile di gioco non è stato utilizzato solo dai club, ma anche dalla Nazionale Italiana. L’apoteosi arriva nel 1982. In un’epoca in cui il catenaccio era stato surclassato da altri moduli e schemi, Enzo Bearzot lo ha riproposto nel Mundial dell’82, con risultati vincenti. L’Italia vinse la tua terza Coppa del Mondo, con Gianni Brera che ringraziò il “Santo Catenaccio” in un articolo passato alla storia del giornalismo italiano.

Il catenaccio nel calcio moderno

Massimiliano Allegri, considerato 'figlio' del catenaccio

Il catenaccio non è scomparso, ma si è adeguato ai tempi. Anche nel calcio moderno ci sono allenatori che fanno della difesa la prerogativa del proprio gioco. Il caso più emblematico è forse José Mourinho. Nelle sue varie avventure, il portoghese ha attualizzato alcuni dei punti cardine del catenaccio, puntando su una fase difensiva eccelsa e poi la bravura in contropiede. Lo Special One ha dominato per anni, prima di essere surclassato dal tiki taka di Guardiola. Anche Massimiliano Allegri e Diego Pablo Simeone sono considerati “figli” del catenaccio. Entrambi hanno segnato il calcio degli ultimi anni, vincendo tanto in ambito nazionale e raggiungendo, entrambi, due finali di UEFA Champions League con Juventus e Atletico Madrid.

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