“Se un portiere tocca più palloni coi piedi del centravanti, qualcosa non va”: Zoff dopo la papera di Donnarumma

Dino Zoff, leggenda del calcio italiano e capitano dell’Italia campione del mondo 1982, analizza con lucidità il momento attuale del movimento dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali.
Nel corso dell’intervista affronta temi chiave come il calo di intensità in Serie A, l’impatto del VAR, la scelta del commissario tecnico (con un riferimento a Antonio Conte) e l’evoluzione del ruolo del portiere, anche alla luce degli errori recenti di Gianluigi Donnarumma.
Una lettura diretta e concreta, che tocca anche le principali squadre del campionato e propone spunti chiari per migliorare il calcio italiano.
Dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali, con l’eliminazione contro la Bosnia e le polemiche su FIGC e Gattuso, si può dire che il calcio italiano abbia perso la sua identità?
Non so se abbia perso la sua identità, ma siamo alla terza volta che non andiamo al Mondiale, quindi è qualcosa di più. Una può succedere, due anche, ma alla terza vuol dire che abbiamo problemi notevoli. Probabilmente riguarda un po’ tutto, anche chi va in campo.
Secondo lei cosa manca di più tra personalità, qualità e talento?
Prima di tutto bisogna giocare in base alla propria forza. Se uno non è così forte e vuole giocare come se lo fosse, perde. Bisogna adeguarsi al momento storico che stiamo vivendo, senza ambire subito a cose grandi, ma facendo passi più piccoli.
Lei ha indicato Conte tra i possibili commissari tecnici della Nazionale.
Certamente, Conte è uno dei papabili, un allenatore di grande esperienza, come altri. Non ho voluto fare classifiche: parliamo comunque di profili di alto livello.
In caso di addio di Conte, chi vedrebbe sulla panchina del Napoli?
Non me la sento di fare supposizioni, sarebbe fuori luogo. Prima bisogna capire se Conte lascerà, poi eventualmente si potrà ragionare sul resto. Ora è prematuro.
Spalletti è l’uomo giusto per riportare la Juventus allo scudetto? Cosa manca ai bianconeri?
Intanto deve rientrare stabilmente tra le squadre che si qualificano in Champions League. Sarebbe già un passo importante nel processo di crescita. Poi si vedrà, il prossimo anno.
La Juventus riuscirà a tenere il Como alle spalle nella corsa Champions?
Il Como gioca molto bene, ma la Juventus ha valori importanti. Sarà una sfida aperta.
Che giudizio dà sull’Udinese e su Runjaic? È pronto per un salto di livello, magari al Bologna, se dovesse lasciare Italiano, o allo stesso Como, se Fabregas dovesse andare via?
Non sono sicuro di queste cose. L’Udinese mi ha fatto una buona impressione, anche nell’ultima partita a San Siro contro il Milan. È una società che riesce a prendere giocatori di buon livello e a inserirli bene. L’allenatore è bravo, ma non facciamo speculazioni sul futuro. Speriamo continui così.
L’Inter di Chivu sta dominando la Serie A: è merito loro o il livello del campionato si è abbassato?
È un segnale della loro forza. Il campionato ha bisogno di qualche ritocco, ma il problema principale è l’esasperazione del VAR e dei fischi continui. I ritmi sono troppo bassi, lo si vede anche a livello internazionale. Ci sono arbitri troppo fiscali e altri che lasciano correre: questo crea confusione. Il calcio è uno sport di contatto, ma così si rischia di fischiare tutto.
Tra VAR e simulazioni, il calcio italiano ha perso credibilità?
Credibilità no, ma intensità sì. Si lavora meno sul campo, si gioca meno e questo poi si riflette nei risultati.
La Fiorentina può trovare continuità o resterà una squadra altalenante?
In questo momento si sta tirando fuori dalla zona difficile e sta facendo bene. È sulla strada giusta, anche se non è ancora finita. È comunque una squadra rispettabile.
Che ricordo ha della sua esperienza alla Lazio tra dirigenza e panchina con Sergio Cragnotti?
È stata un’esperienza straordinaria, soprattutto con Cragnotti. Ho cercato di dare il mio contributo, come mi è stato chiesto, e credo di averlo fatto bene. Il presidente era una figura importante e la società aveva grandi mezzi. Penso che qualcosa di buono lo abbiamo fatto.
I portieri moderni come Donnarumma e Vicario sono sempre più coinvolti nel gioco con i piedi, ed è proprio di ieri un errore clamoroso di Donnarumma per gioare coi piedi: si sta perdendo qualcosa tra i pali?
No, diventa più completo se poi para bene. Deve saper usare le mani come si deve. Il gioco con i piedi è un di più, ma non bisogna esagerare. Se un portiere tocca più palloni con i piedi di un centravanti, qualcosa non va. Se poi gioca bene con i piedi ma non esce sui cross, non va bene lo stesso. È sempre l’esagerazione il problema. Vale anche per il VAR: è utile su episodi chiari, ma se interviene su tutto diventa negativo e rallenta il gioco.
Se potesse cambiare una cosa nel calcio italiano di oggi, quale sarebbe?
Si dovrebbe fischiare meno. Troppi giocatori si buttano a terra per contatti minimi. Io introdurrei una regola semplice: chi resta a terra viene portato fuori automaticamente, senza che l’arbitro si assuma la responsabilità di mandarlo fuori, e rimane fuori 3 minuti. Così si eliminerebbero molti comportamenti opportunistici.
Un ultimo commento: chi vede favorita per la vittoria della Champions League, tra Atletico Madrid, Arsenal, Bayern Monaco e Paris Saint-Germain?
Ci sono squadre molto forti, sarà difficile fare un pronostico. Vedremo partite di altissimo livello.